Crisi dei rifiuti tessili: tra ricontrattazioni, fondi e il nodo dell’EPR
17 settembre 2025
La filiera dei rifiuti tessili sta attraversando una crisi senza precedenti: l’aumento dei quantitativi raccolti, la qualità sempre più bassa legata al fast fashion e la saturazione dei mercati dell’usato mettono in difficoltà gli operatori della raccolta, selezione e riciclo.
All’incontro dello scorso 11 settembre al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), come riportato da EconomiaCircolare.com, è emersa la disponibilità a sostenere la ricontrattazione degli accordi con le stazioni appaltanti e a valutare la previsione di fondi specifici nella prossima legge di bilancio. Una misura che potrebbe alleggerire la pressione sugli operatori, in attesa dell’entrata in vigore dell’EPR tessile prevista entro il 2028.
Sul tema è intervenuto Mauro Chezzi, vicedirettore di Confindustria Moda e referente associativo di Retex.Green, sottolineando l’urgenza di un’accelerazione sull’EPR:
“Se avessimo avuto un EPR in vigore, come in Francia e in Olanda, oggi avremmo potuto gestire il problema. Una veloce approvazione dell’EPR consentirebbe di costruire una corsia preferenziale per il sostengo agli operatori in difficoltà. Invece di prender i fondi dalla fiscalità generale e distribuirli a pioggia è importante che ci sia l’obbligo immediato per i produttori di entrare nei consorzi e pagare l’eco contributo, tramite il quale i consorzi faranno arrivare le risorse che servono ai raccoglitori. Ma con un sistema che, ed è questo il valore aggiunto, diventa trasparente e tracciabile, cosa che attualmente non è. Se dai più soldi al sistema così com’è, il sistema non migliora”.
Secondo Chezzi, il rischio attuale è quello di una “guerra tra poveri”: nei Paesi dove l’EPR è già attivo, gli operatori ricevono sostegni che permettono loro di vendere all’estero a prezzi più bassi. Questo genera uno squilibrio competitivo che penalizza i raccoglitori italiani, privi di un sistema di supporto analogo.
La disponibilità del Ministero e l’ipotesi di fondi in Finanziaria rappresentano segnali positivi, ma restano soluzioni tampone. Come evidenzia Chezzi, la vera svolta arriverà solo con un sistema EPR pienamente operativo, che possa garantire stabilità alla filiera e sostenere concretamente gli operatori chiamati a gestire volumi crescenti di rifiuti tessili.
In caso contrario, il rischio è che l’Italia perda parte delle infrastrutture necessarie per raggiungere gli obiettivi europei e garantire la sostenibilità di un settore già oggi sotto forte pressione.