EPR Tessile: una tendenza globale
11 giugno
L'avvento dell'EPR tessile è sicuro quanto l'arrivo dell'estate, non solo in Italia ma in tutto il mondo. A spingere con determinazione in questa direzione sono le Nazioni Unite, che hanno identificato nella responsabilità estesa del produttore uno degli strumenti chiave per ridurre gli impatti generati dai rifiuti tessili, i quali si assestano ormai attorno alle cento milioni di tonnellate annue. Lo ha ribadito recentemente Sheila Aggarwal-Khan, Direttrice della divisione industria ed economia di UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente: “UNEP sta lavorando per accelerare la transizione verso filiere tessili circolari e sostenibili, incrementando l’applicazione di modelli circolari di business e design di prodotto, affrontando i temi della sovrapproduzione e del sovraconsumo, così come dell’eliminazione delle sostanze chimiche pericolose, anche per mezzo dell’EPR”.
LA POLITICA COMUNITARIA
I paesi dell’Unione Europea si apprestano ad applicare l’EPR tessile in blocco. La proposta della Commissione Europea di modificare la direttiva quadro sui rifiuti (98/2008/CE), rendendo obbligatorio l’EPR in tutti gli Stati Membri, ha concluso lo scorso marzo la fase di “trilogo” e diventerà norma a tutti gli effetti il prossimo ottobre. Ad anticipare la direttiva europea istituendo un proprio regime obbligatorio di EPR tessile sono state, oltre la Francia che lo applica già dal 2007, anche l’Olanda e l’Ungheria (nel 2023) e la Lettonia (nel 2024). In altri paesi europei, come la Spagna, l’Italia, la Germania, la Svezia, la Bulgaria, il Portogallo, la Croazia e la Grecia, la norma nazionale è già in preparazione. Anche in Gran Bretagna il dibattito sull’EPR tessile è in una fase avanzata.
La Francia, che in questo campo è il pioniere assoluto, nel 2023 ha deciso di cambiare impostazione virando da un modello di EPR tessile puramente finanziario a un modello finanziario ed organizzativo, dove i produttori sono entrati in campo come protagonisti nelle filiere di recupero dei rifiuti tessili. Oltralpe le regole dell’EPR sono applicate a qualsiasi impresa che immetta prodotti sul mercato nazionale; alcune imprese adempiono ai loro obblighi realizzando raccolta take back autonome presso i loro punti retail, ma la maggioranza fa riferimento al sistema collettivo Refashion (inizialmente chiamato ECO-TLC), che dispone di una rete di raccolta e selezione diffusa in tutto il paese e che chiede ai propri affiliati un contributo commisurato non solo al volume di tessile immesso sul mercato ma anche alle caratteristiche ambientali dei prodotti; questo sistema di quote differenziate, chiamato eco-modulazione, premia i prodotti che sono durevoli, riciclabili, contenenti materiale riciclato e dotati di certificazioni ambientali.
Anche in Olanda, dove l’EPR tessile ha iniziato la sua fase operativa a gennaio 2025, le imprese sono tenute a pagare contributi ambientali; il principale sistema collettivo di produttori, chiamato Stichting UPV Textiel, ha quasi mille iscritti e ha già stabilito accordi di programma con le Associazioni di categoria dei recuperatori e con i Municipi. La legge pone come obiettivo un 50% di recupero rispetto all’immesso sul mercato nel 2025 e un 75% nel 2030.
In Ungheria esiste un unico sistema collettivo, chiamato Mohu, che ha vinto l’appalto governativo nazionale per la gestione unitaria dei regimi di responsabilità estesa del produttore; i produttori pagano un contributo ambientale, riportano a Mohu le quantità da loro immesse sul mercato, e hanno il diritto di delegare a Mohu gli adempimenti organizzativi del recupero dei rifiuti tessili.
In Lettonia le imprese che immettono sul mercato i prodotti tessili possono scegliere tra il pagamento di una tassa governativa e l’adesione a un sistema collettivo di produttori, al quale devono corrispondere un contributo ambientale; il principale sistema collettivo lettone è Latvijas Zalais Punkts (LZP), che gestisce da vent’anni sistemi collettivi EPR per gli imballaggi, i RAEE e i rifiuti pericolosi.

COSA ACCADE FUORI DALL’EUROPA?
Negli Stati Uniti la legislazione EPR è applicata autonomamente dai singoli Stati.
La California, prima fra tutti gli Stati della federazione, ha istituito il suo regime di EPR tessile il 28 settembre 2024 (Senate Bill 707); sono obbligati a partecipare al sistema tutti i produttori che immettono beni tessili sul mercato californiano con esenzioni limitate per gli operatori della seconda mano e le imprese con turnover inferiore al milione di dollari. La legge avrà effetto sui produttori a partire dal 2026, in seguito alla presentazione di piani di circolarità e di gestione dei PFAS e delle altre sostanze chimiche pericolose; a presentare i piani dovranno essere sia i sistemi collettivi di produttori che i produttori che intendono adempiere individualmente. L’esempio californiano è stato immediatamente seguito, con leggi dal contenuto simile, dagli stati di Washington (House Bill 1420, 20 gennaio 2025) e New York (Senate Bill 3217,24 gennaio 2025).
In Australia dal primo luglio 2024 è in vigore un programma di EPR tessile volontario, chiamato Seamless Clothing Stewardship Scheme (“schema di gestione degli indumenti senza soluzione di continuità” o “senza interruzione”, utilizzando un gioco di parole dove il termine seamless, che letteralmente significa “senza cuciture” è usato nella sua accezione metaforica di “ininterrotto”, alludendo al ciclo continuo dell’economia circolare). L’obiettivo è ridurre significativamente, entro il 2030, il flusso di rifiuti tessili destinato a discarica (attualmente 200.000 tonnellate annue). Il governo australiano ha già annunciato che l’EPR tessile diventerà obbligatorio se allo schema volontario non aderisce un numero sufficiente di produttori.
IL GLOBAL SOUTH

Le iniziative di EPR tessile non riguardano solo i paesi del global north, ossia i cosiddetti “paesi sviluppati”, ma anche quelli del global south, anche definiti “paesi emergenti”. Il primo di questi è il Kenya, tra i principali importatori mondiali di abiti usati, dove un fee EPR è stato introdotto normativamente lo scorso novembre su tutti i prodotti di importazione, includendo i tessili. In Colombia è stato recentemente introdotto un regime volontario di EPR tessile, che si trova nella sua fase pilota, e specifiche proposte di legge sono in corso di dibattimento in Ghana e Cile.
“In Cile abbiamo l’ambizione di estendere al tessile la nostra legislazione EPR; un processo che ci piacerebbe avviare nel 2025 (…)”, ha dichiarato alla Fondazione MacArthur il dirigente del Ministero dell’Ambiente cileno Tomás Saieg. “In Cile l'EPR tessile non migliorerà solo la raccolta differenziata e lo smistamento, ma sosterrà anche un maggiore riutilizzo locale, includendo tra i destinatari dei fondi EPR anche le sartorie e le piccole imprese di upcycling. Inoltre, l'EPR può avere impatti sociali positivi formando, coinvolgendo e integrando i lavoratori informali, come dimostra la nostra esperienza con il sistema EPR per gli imballaggi (…)”.
Oliver Boachie, consulente del Ministero dell’Ambiente ghanese, ha invece sottolineato che il Ghana “ha una fiorente economia del riutilizzo, in cui i ghanesi acquistano regolarmente abiti usati e si avvalgono dei servizi delle aziende di riparazione locali”.
“Tuttavia”, avverte Boachie, “la nostra economia del riutilizzo genera anche rifiuti, poiché gli articoli alla fine diventano non riutilizzabili e vengono scartati. Stiamo sviluppando una politica EPR per la plastica, che nel tempo verrà estesa ai tessili e ad altri flussi di materiali (…). Per eliminare i rifiuti tessili, i paesi che si trovano agli estremi opposti della filiera, ossia quelli che esportano e quelli importano, devono collaborare più strettamente".
L’opportunità di introdurre regimi di EPR tessile comincia ad essere analizzata anche in grandi paesi emergenti come l’India, il Bangladesh, la Cambogia, le Filippine, l’Indonesia, il Brasile e il Messico. In Cina, dove il sistema politico/economico è diverso, una legge del 2022 ha creato una cabina di regia a guida governativa dove i produttori tessili sono coinvolti in azioni di responsabilità e circolarità finalizzate a raggiungere un obiettivo di recupero pari al 30% del rifiuto tessile prodotto entro il 2030.