Retex.Green a Ecomondo 2024: innovazione e circolarità per la Filiera tessile italiana
4-8 novembre | Fieradi Rimini
Il Consorzio Retex.Green è stato protagonista dell’edizione 2024 di Ecomondo a Rimini partecipando a tre importanti convegni sulla sostenibilità e circolarità della filiera tessile italiana. Il Consorzio, rappresentato dal Referente associativo Mauro Chezzi, ha illustrato il suo ruolo e le sfide necessarie per guidare il settore tessile verso un futuro più sostenibile e circolare, ponendo particolare attenzione alla responsabilità estesa del produttore (EPR), all’innovazione tecnologica e alla tracciabilità.
Il primo appuntamento, intitolato “La Transizione Circolare del Tessile Made in Italy”, ha sottolineato l’eccellenza mondiale della filiera tessile italiana e la necessità di abbracciare un modello circolare per mantenere la leadership sui mercati internazionali. Un settore che ha ora l’opportunità di trasformare i propri prodotti in beni durevoli e riciclabili, con un occhio attento alla trasparenza e alla legalità.
“Il ritardo italiano rispetto alla discussione europea sull’introduzione dell’obbligo EPR per il tessile ci penalizza, in quanto prima filiera tessile moda in Europa,” ha affermato Mauro Chezzi. “Come retex.green cerchiamo di fare tesoro di questa lunga fase di gestazione dell’EPR per indirizzare l’innovazione normativa in una strategia di politica industriale, al fine di valorizzare il nostro settore, fiore all’occhiello del Made in Italy, e aiutare le aziende in progetti sperimentali di circolarità.”
Il convegno, organizzato da SAFE, Retex.Green e Re.Crea, ha offerto una panoramica dei passi necessari per una trasformazione concreta verso la sostenibilità nel tessile italiano. Moderato da Silvia Gambi, fondatrice di Moda sostenibile, il convegno ha visto la partecipazione di altri esperti del settore, tra cui:
Nel secondo convegno, “Tessile: Produzione Sostenibile & Ecodesign: le sfide”, organizzato da AISEC, Mauro Chezzi ha approfondito le strategie per la digitalizzazione delle informazioni sui prodotti, per assicurare riparabilità e riciclabilità e contrastare il greenwashing. Ha posto l’accento sull’importanza della tracciabilità per garantire una comunicazione trasparente e sostenibile lungo tutta la filiera.
“La filiera tessile non può più operare senza dati affidabili, perché solo attraverso questi è possibile monitorare i progressi e verificare se le aziende stanno andando nella direzione giusta,” ha dichiarato Chezzi. “Con il progetto Trick, finanziato dall’UE, abbiamo sviluppato un linguaggio comune per facilitare la comunicazione nella filiera, rendendo “interoperabile” la collaborazione tra i vari attori, che possono continuare ad usare pacchetti informatici diversi.” Mauro Chezzi ha inoltre incoraggiato le aziende a familiarizzare fin da ora con i sistemi di tracciabilità e di raccolta dati, per prepararsi alle normative europee in arrivo, come il Digital Product Passport, che rivoluzionerà il settore.
Il terzo convegno, “Rifiuti tessili urbani: raccolta riuso e riciclo. A che punto siamo?”, ha offerto un’analisi approfondita sul futuro della gestione dei rifiuti tessili. Con l’adozione del regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), Retex.Green e gli altri consorzi si trovano di fronte a nuove sfide per la raccolta e il riciclo dei rifiuti tessili.
Il Consorzio Retex.Green, attraverso Mauro Chezzi, ha voluto evidenziare la necessità di una normativa che consenta ai consorzi di effettuare raccolte differenziate anche presso distributori e utenti professionali, così da migliorare l’efficienza dei processi di selezione e riciclaggio. Ha inoltre sottolineato come l’attuale rete di raccolta differenziata non sia ancora omogenea in Italia, creando ostacoli per un’efficace gestione dei rifiuti tessili.
“Un sistema EPR ben strutturato migliorerà la trasparenza e tracciabilità nella gestione dei rifiuti tessili e offrirà ai produttori un ruolo centrale nella responsabilità ambientale,” ha affermato Chezzi, il quale ha concluso sottolineando l’importanza di adottare un approccio progressivo e realistico per gli obiettivi di raccolta, riuso e riciclo, prendendo come esempio l’esperienza francese, che dopo quindici anni di EPR ha raggiunto solo il 38% di raccolta rispetto al totale immesso sul mercato.
Convegno "La Transizione Circolare del Tessile Made in Italy"
Il primo appuntamento, intitolato “La Transizione Circolare del Tessile Made in Italy”, ha sottolineato l’eccellenza mondiale della filiera tessile italiana e la necessità di abbracciare un modello circolare per mantenere la leadership sui mercati internazionali. Un settore che ha ora l’opportunità di trasformare i propri prodotti in beni durevoli e riciclabili, con un occhio attento alla trasparenza e alla legalità.
“Il ritardo italiano rispetto alla discussione europea sull’introduzione dell’obbligo EPR per il tessile ci penalizza, in quanto prima filiera tessile moda in Europa,” ha affermato Mauro Chezzi. “Come retex.green cerchiamo di fare tesoro di questa lunga fase di gestazione dell’EPR per indirizzare l’innovazione normativa in una strategia di politica industriale, al fine di valorizzare il nostro settore, fiore all’occhiello del Made in Italy, e aiutare le aziende in progetti sperimentali di circolarità.”
Il convegno, organizzato da SAFE, Retex.Green e Re.Crea, ha offerto una panoramica dei passi necessari per una trasformazione concreta verso la sostenibilità nel tessile italiano. Moderato da Silvia Gambi, fondatrice di Moda sostenibile, il convegno ha visto la partecipazione di altri esperti del settore, tra cui:
- Giuliano Maddalena, Direttore SAFE
- Pietro Luppi, Esperto di economia circolare tessile
- Roberto Tognoli, Amministratore Delegato Consorzio Re.Crea
- Massimiliano Marin, Responsabile tessile SAFE
Convegno “Tessile: Produzione Sostenibile & Ecodesign: le sfide”
Nel secondo convegno, “Tessile: Produzione Sostenibile & Ecodesign: le sfide”, organizzato da AISEC, Mauro Chezzi ha approfondito le strategie per la digitalizzazione delle informazioni sui prodotti, per assicurare riparabilità e riciclabilità e contrastare il greenwashing. Ha posto l’accento sull’importanza della tracciabilità per garantire una comunicazione trasparente e sostenibile lungo tutta la filiera.
“La filiera tessile non può più operare senza dati affidabili, perché solo attraverso questi è possibile monitorare i progressi e verificare se le aziende stanno andando nella direzione giusta,” ha dichiarato Chezzi. “Con il progetto Trick, finanziato dall’UE, abbiamo sviluppato un linguaggio comune per facilitare la comunicazione nella filiera, rendendo “interoperabile” la collaborazione tra i vari attori, che possono continuare ad usare pacchetti informatici diversi.” Mauro Chezzi ha inoltre incoraggiato le aziende a familiarizzare fin da ora con i sistemi di tracciabilità e di raccolta dati, per prepararsi alle normative europee in arrivo, come il Digital Product Passport, che rivoluzionerà il settore.
Convegno: “Rifiuti tessili urbani: raccolta riuso e riciclo. A che punto siamo?”
Il terzo convegno, “Rifiuti tessili urbani: raccolta riuso e riciclo. A che punto siamo?”, ha offerto un’analisi approfondita sul futuro della gestione dei rifiuti tessili. Con l’adozione del regime di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), Retex.Green e gli altri consorzi si trovano di fronte a nuove sfide per la raccolta e il riciclo dei rifiuti tessili.
Il Consorzio Retex.Green, attraverso Mauro Chezzi, ha voluto evidenziare la necessità di una normativa che consenta ai consorzi di effettuare raccolte differenziate anche presso distributori e utenti professionali, così da migliorare l’efficienza dei processi di selezione e riciclaggio. Ha inoltre sottolineato come l’attuale rete di raccolta differenziata non sia ancora omogenea in Italia, creando ostacoli per un’efficace gestione dei rifiuti tessili.
“Un sistema EPR ben strutturato migliorerà la trasparenza e tracciabilità nella gestione dei rifiuti tessili e offrirà ai produttori un ruolo centrale nella responsabilità ambientale,” ha affermato Chezzi, il quale ha concluso sottolineando l’importanza di adottare un approccio progressivo e realistico per gli obiettivi di raccolta, riuso e riciclo, prendendo come esempio l’esperienza francese, che dopo quindici anni di EPR ha raggiunto solo il 38% di raccolta rispetto al totale immesso sul mercato.